Da Gollum a Sam Gamgee: La Brexit (im)possibile di J.R.R Tolkien

Leggendo il recente articolo dello storico Niall Ferguson sul Boston Globe intitolato Don’t let Brexit take the Tory out of Tolkien viene sicuramente da chiedersi cosa stia accadendo alla politica del Regno Unito se, nel bel mezzo della crisi che la attanaglia, essa sia giunta perfino al punto di spostare il dibattito sull’accordo per la Brexit dalla House of Commons a quello della parodia cinematografica e letteraria. Tuttavia, quando ad essere in gioco è l’appartenenza politica e culturale di una delle menti più creative della letteratura d’oltremanica, forse la comprensione di tale fenomeno può risultare assai meno problematica.

Il tema in questione è infatti il video LEAKED: Footage From Inside No. 10 Downing Street! ,ormai virale su youtube, nel quale il regista e attore britannico Andy Serkis (Il Gollum della Trilogia de Il Signore degli Anelli) veste i panni di una Theresa May impossessata dalla doppia personalità del personaggio creato da J.R.R Tolkien: così come l’ambivalente e imprevedibile Sméagol del famoso mondo immaginario di Arda frignava e si avvinghiava all’anello del Potere, così la May-Gollum di Serkis mugugna e si agita attorno alla copia del Withdraw Agreement per la Brexit. La parodia dell’attuale inquilina del n°10 di Downing Street finisce così per mostrare un personaggio solitario e in preda a una crisi di personalità che trasmette profonda confusione e indecisione circa le strategie da seguire: la retorica del taking back control si fonde alle ansie sugli effetti di un possibile No Deal generando sì divertimento, ma anche spaesamento e senso di repulsione verso la leader del governo Tory

L’utilizzo propagandistico di uno dei personaggi principali de Il Signore Degli Anelli non ha fatto però troppo ridere Niall Ferguson, il quale, da vecchio e acuto lettore del famoso universo fantasy, non ha potuto fare a meno di denunciare l’uso strumentale e distorto dei tòpoi letterari tolkeniani, a suo avviso persino fraintesi rispetto a quelli originariamente concepiti dal filologo britannico. Per questo motivo, egli arriva ad interrogarsi sulla scarsa diffusione del tolkienismo più autentico, cioè quello fondato su un primigenio conservatorismo e sul simbolismo cattolico che, a suo parere, poco avrebbe a che vedere con l’interpretazione parossistica di Serkis. 

Ricordando poi la fama del libro (più di 150 milioni di copie vendute sin dalla sua prima pubblicazione nel lontano 1954) e gli apprezzamenti trasversali ricevuti, “dai corridoi di Oxford alla Silicon Valley”, Ferguson cerca invano di comprendere il motivo di così tanta aberrazione intellettuale, riproponendo alcune tappe fondamentali dell’itinerario tolkeniano verso il conservatorismo: dal sogno di una Contea per niente borderless e la lotta contro il totalitarismo industriale di Mordor, fino al ricordo della sua “pipa reazionaria che stentava ad accendersi di fronte al cibo francese”. La cultura Tory è gentilmente invitata a non retrocedere dinanzi a tali tentativi di contaminazione e spossessamento.

D’altronde, anche secondo l’opinione di chi scrive, un uso così subdolo e superficiale dei suddetti personaggi e delle suddette tematiche non risulta essere affatto idoneo a supportare genuine propagande politiche anti-Brexit, le quali, sembrano avere molto più un sapore di strumentale rivisitazione che di disinteressata comprensione del simbolismo e della morale tolkeniana. 

Ad esempio Il tema della Contea — The Shire, cioè l’idea di un territorio ben delineato, pacifico e che condivida valori e speranze è sempre stata la meta d’arrivo de teorici del ritorno a casa e dei critici del cosmopolitismo più sfrenato: una sorta di archetipo della società libera e giusta, un sacro giardino dell’Eden all’interno di un mondo oscuro dove spiriti maligni e burocrazie contorte la fanno da padrone. Una Home che, nel caso della narrativa fantasy in questione, era minacciata dalle forze del male alleate del progresso: quello figlio della rivoluzione industriale e legato indissolubilmente al concetto di Potere, sì alleato dell’esperienza e della conoscenza di Saruman, ma anche nemico degli Hobbit della Contea, persone semplici con vite semplici. Infinitamente grande contro infinitamente piccolo.

Tipologia di “Casa” che acquista sacralità anche nella letteratura italiana, come nel Ciclo dei Vinti di Giovanni Verga, dove l'”ideale dell’ ostrica” suggerisce agli sconfitti (dal progresso) di rimanere attaccati ai valori della famiglia e del lavoro. Mura di casa che all’occorrenza diventano per estensione anche mura della nazione. La difesa di Gondor e del Regno degli Uomini contro la globalizzazione della paura in fin dei conti. E tecnologia: gli esperimenti di Saruman al servizio del male e gli sconvolgimenti di una Natura ormai relegata a mero strumento, sacrificabile, dell’agire umano. Mischiate con l’ombra di poteri lontani e oscuri esse non hanno fatto altro che accentuare le antiche paure dell’abitante della Contea: l’idea di non poter più tornare a casa tra i propri simili ed esser schiavizzato nelle industrie inumane della Terra di Mezzo.

Forse il punto da cogliere è che oltre alle elucubrazioni di Gollum, Il Regno Unito dovrebbe sforzarsi di comprendere la totalità degli insegnamenti di Tolkien. Bisognerebbe insomma avere la forza di trovare un Sam Gamgee, ossia colui che nel momento più buio prende le redini della storia, il personaggio “senza il quale non ci sarebbe stato nessun Frodo” e nessun ritorno a casa, l’eroe dall’animo genuino che non si lascia distruggere né dal potere dell’anello né dalla debolezza di chi gli è accanto. L’archetipo del britannico Brexit e Countryside?

“È come nelle grandi storie, padron Frodo, quelle che contano davvero, erano piene di oscurità e pericolo, e a volte non volevi sapere il finale, perché come poteva esserci un finale allegro, come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte, ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra, anche l’oscurità deve passare, arriverà un nuovo giorno, e quando il sole splenderà sarà ancora più luminoso, quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capire il perché, ma credo, padron Frodo, di capire ora, adesso so, la persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto… andavano avanti, perché loro erano aggrappati a qualcosa.”
Frodo: “Noi a cosa siamo aggrappati Sam?”
Sam: “C’è del buono in questo mondo, padron Frodo… è giusto combattere per questo!”

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