Oltre il Regime: Una Consociazione Contro il Leviatano Globale

C’è una domanda che nessuno si pone: la politica deve essere davvero svolta su una scala così ampia e mantenendo le attuali forme della rappresentanza? 

Le istituzioni travalicano i confini locali, nazionali, continentali. Nelle ultime tre decadi è stato tutto un fiorire di corpi globali, di grandi authorities, di regolatori internazionali. Lo Stato non è finito, e nemmeno morto, si è diluito, ampliato, mescolato con il capitalismo globale. Una palude che ci ha trascinato in regimi democratici, burocratici, leaderisti e populisti. Ed in crisi economiche e culturali profondissime. Nella commistione fra democrazia rappresentativa e capitalismo tutto si tiene e la deriva è inevitabile.

D’altronde se il potere si fonda sulla rappresentanza e sul forgiare le opinioni nella testa altrui al fine di posizionare una croce sulla scheda dove si poteva andare a finire se non così?  La politica è ridotta a marketing su larga scala e i partiti, strumento simbolo della democrazia, non sono mai stati così anti-democratici al loro interno. Le chiamano “elezioni” ma in realtà sono “autorizzazioni” poiché i cittadini autorizzano delle oligarchie a governare su tutto in loro nome. Dietro la finzione giuridica dello Stato, organo tentacolare con una sola testa. Così il mito della sovranità penetra anche nelle strutture mentali di chi la rinnega. Ad esempio cosa è il fasullo federalismo europeo se non la costruzione di una sovranità a livello sovranazionale? Si passerebbe dagli Stati ad un super-Stato. Lo stesso può dirsi di chi vuol far tornare allo Stato-nazione tutte le funzioni politiche. Sempre nello zoo dei leviatani ci si muove, seppur di diversa taglia. Ed in questo si vagherà fino a che la rappresentanza si esaurirà nel binomio parlamento-governo. Chi rappresenta e chi controlla? Oggi più non lo sappiamo.

La tecnocrazia sovranazionale si fonde e si scontra con i desideri insoddisfatti delle moltitudini per conquistare un unico, grande ed eccessivo potere politico: quello statale o delle sue derivazioni. È un inestricabile intreccio tra oligarchie centralizzate ed inconsapevoli rappresentati quello che ci troviamo davanti. Tuttavia, ancora forte è la fiducia nella sovranità e nella legittimazione del potere dal basso. Eppure quando dietro la sagoma democratica ci si accorge che qualcosa non torna, non si riesce comunque ad uscire dal labirinto dello Stato e della rappresentanza. Prigionieri della modernità iniziata nel 1789 con la ghigliottina. Eppure la storia ha insegnato che per la politica serve la polis, per la res publica il cursus honorum e l’auctoritas del Senato. Tutto è andato distrutto.

Servirebbe, invece, tornare ad un potere meno lontano, più concreto e visibile, una rappresentanza che istituisca un mandato imperativo ai rappresentanti come nell’era premoderna. Questi dovrebbero essere chiamati a svolgere funzioni precise, in linea con le competenze e le capacità personali. Quando si rappresenta senza mandato ci si allontana dalla vita della comunità, ci si mette nelle mani di una oligarchia che cerca soltanto di legittimarsi con leaderismo e clientelismo. Il meccanismo si avvita e la legittimazione va in crisi. Così la democrazia rappresentativa si incrina perché è destinata a farlo. Il potere, invece, dovrebbe essere creato, non soltanto legittimato, dal basso e poi controllato.

Urge ritornare alla comunità e ai plurimi livelli in cui esse possono essere organizzate. Un ordine politico basato sull’amicizia, nobile sentimento, come insegnava il saggio Cicerone. Recuperando e costruendo sulla socialità aristotelica, non sulla avidità e l’artificio che regola le democrazie di massa. Soltanto così il pluralismo, la rappresentanza e le competenze possono essere preservate. Senza sovrastrutture che storpino questi significati, come vediamo ogni giorno. Rispetto ai poteri globali, molteplici e plurali, si è parlato spesso di neo-medievalismo, perché dunque non tornare anche al concetto del politico nel medioevo?

È la consociazione che deve prevalere sulla democrazia rappresentativa e sullo Stato per garantire una buona forma di governo all’animale sociale. Consociazioni federate con assemblea e governo separate fra loro; con ordini camerali capaci di coniugare capitale, lavoro e decisione politica; con una scuola libera e fondazioni per arti e cultura sottratte allo Stato e al tardo capitalismo, due facce della stessa medaglia omologante. De-costruire lo Stato per de-costruire il capitalismo. Tornare alla consociazione e al mercato. Ultima frontiera di una concreta utopia

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