Homicide involontaire: come il 2000 ha fatto perdere efficacia alla Quinta Repubblica francese

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Cosa hanno in comune il caso Benalla, i gilets jaunes, la crisi del debito sovrano europeo e la primavera araba? Sono tutti fattori esogeni a decisioni presidenziali che hanno contribuito all’indebolimento di Presidenti della Repubblica francese al loro primo mandato. Questi fattori li avrebbero portati – o lo porteranno, nel caso di Macron – a perdere le successive elezioni presidenziali. Loro sono Nicolas Sarkozy, François Hollande e il già citato Emmanuel Macron, incolpevoli capri espiatori di un sistema politico che ha superato da tempo la data di scadenza indicata sul cellophane.

Ma qual è questa data? C’est facile: il 24 settembre del 2000, il giorno in cui i francesi han votato ampiamente a favore nel referendum per la riforma costituzionale implicante la riduzione del mandato presidenziale – il celebre septennat – a cinque anni. Lungi da me commettere l’errore tipico delle forze moderate degli ultimi anni di dubitare della capacità del popolo di prendere decisioni sostanziali: sono uno studente appassionato del portato storico di de Gaulle. Sono dunque affascinato dalle possibilità concesse ai cittadini di incidere sul percorso politico di uno Stato, schivando allo stesso tempo le derive populiste della democrazia diretta e altre argomentazioni di pancia. E allo stesso tempo la mia formazione liberale mi impedisce di pensare che l’eccessiva durata di un mandato così importante possa essere un bene. 

Tuttavia, l’incapacità dei tre presidenti che hanno iniziato il loro primo mandato nel periodo successivo al referendum a essere efficaci e lasciare un segno nella politica francese è tristemente ridondante. Sarkozy non ha avuto il tempo di insediarsi all’Eliseo che subito è stato travolto dalla crisi economica e un susseguirsi di crisi internazionali. Hollande ha avuto il tempo di alzare le tasse a causa della crisi economica, e il mandato di cinque anni è sembrato non finire mai da quanto presto la Francia si è stufata di lui. Macron paga – forse ingiustamente – gli errori delle presidenze precedenti. È stato sfortunato sul caso Benalla e ci ha dimostrato per l’ennesima volta che c’è anche un incremento marginale elevatissimo  di insoddisfazione ai primi aumenti delle tasse per chi ne paga pochissime e che il gilet jaune lo può comprare su Amazon sia il dipendente che si deve fare i 450 chilometri che separano Lione da Parigi – e non ha trovato il biglietto per la TAV che tanto gli invidiamo – sia l’abitante del XVI arrondissement che non ne vuole sapere di pagare di più la benzina per la sua Kawasaki che usa la domenica, quando non piove, come ha scritto Michele Serra sull’Espresso.

Mi sembra evidente che nonostante gli errori di questi Presidenti, l’incessante ritmo della politica non gli abbia dato abbastanza tempo di incidere in soli cinque anni. Si è tanto parlato questa settimana del fatto che George H. W. Bush sia stato quasi un’eccezione perché è stato l’ultimo Presidente statunitense a stare alla Casa bianca per solo un mandato dai tempi di Jimmy Carter. Ma Bush era prima Vicepresidente, capo della Cia, ambasciatore alle Nazioni unite: ha deciso e ha segnato un periodo con le sue decisioni nonostante sia stato Presidente per soli quattro anni. Macron e Sarkozy son stati ministri prima di diventare Presidenti, ma le loro presidenze si confondono in un pantano non meglio definito rappresentato dalle politiche francesi dal 2000 in poi.

Nessun sistema politico è perfetto. Tutti i compromessi vengono creati per rispondere a delle esigenze proprie delle contingenze di un periodo storico. Mi sembra che il sistema politico francese abbia spirato gli ultimi sussulti proprio con l’introduzione del quinquennat, al punto da costringermi a indossare i panni degli antipatici giuristi che bocciano ogni proposta di riforma costituzionale affermando che essa invaliderebbe i presupposti della Costituzione. E se la Quinta Repubblica è figlia del 1958, sintesi del fallimento della Quarta e dell’azione del demiurgo de Gaulle, è il caso di iniziare a pensare alla prossima prima che la crisi politica diventi crisi ideologica.

Con una proposta: tornare al mandato presidenziale di sette anni, ma solo per il primo mandato. Qualora un Presidente fosse così bravo da cogliere lo spirito della storia e meritarsi la riconferma, il secondo mandato dovrebbe essere di soli cinque anni, così sciogliendo le paure dei perdenti di sorbirsi quattordici anni – diventerebbero dodici – di Presidenza con un colore diverso rispetto alle proprie aspettative e risolvendo il problema sistemico dell’incapacità di poter agire in soli cinque anni. Questo mandato  post 2000 di cinque anni – apparentemente non rinnovabili, come dimostra la prassi politica – è un omicidio colposo compiuto dalla classe politica francese dagli anni Settanta alla fine degli anni Novanta ai malcapitati Presidenti successivi. Non è di certo un caso che nel codice penale francese l’homicide involontaire sia punito con cinque anni di reclusione. All’Eliseo, aggiungerei.

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